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Come non trovarsi impreparati a un colloquio di lavoro. Consigli e risposte utili

22 Nov 2022

Come affermava Oscar Wilde: “Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona prima impressione” e lo stesso vale per un colloquio di lavoro.

Infatti, il colloquio di lavoro è l’unica possibilità che abbiamo per emergere e proprio per questo motivo è difficile rimanere calmi e essere disinvolti.

Tuttavia ci sono delle regole e degli accorgimenti importanti da conoscere per non trovarsi impreparati e superarlo al meglio.

Facciamo una premessa, prima di presentarsi al colloquio è necessario avere più informazioni possibili sull’azienda, la sua storia, i suoi valori e sulla posizione per cui si è andrà a sostenere il colloquio. Conoscere queste informazioni renderà semplice individuare quali, tra i nostri punti di forza, sono quelli che faranno la differenza per questo lavoro.

È sempre consigliabile arrivare al colloquio con qualche minuto di anticipo e con un abbigliamento adeguato; non esiste un vestito perfetto per un colloquio di lavoro, dipende molto dall’azienda: ci si può vestire in maniera elegante o più casual. L’importante è trovare uno stile che si intoni il più possibile con gli ideali della stessa. Ci sono comunque alcune regole auree che è bene rispettare: non indossare vestiti e accessori troppo appariscenti e non usare profumi troppo forti che possano risultare fastidiosi.

Un colloquio individuale dura normalmente dai 20 ai 45 minuti, durante i quali si possono distinguere tre fasi ben distinte: l’apertura, la conduzione e la chiusura.

La prima fase può essere individuata nella presentazione iniziale, durante la quale la prima domanda che viene posta al candidato in un colloquio di lavoro è di presentarsi. Dal momento che è una domanda piuttosto vaga, è da sfruttare come un’opportunità per menzionare i punti salienti della propria carriera e della propria formazione accademica. In questa fase è sconsigliabile parlare dei propri hobby e delle proprie passioni e andare troppo nel dettaglio, ma come in una normale conversazione, ci si deve far conoscere come persona, oltre che professionalmente.

È opportuno preparare la risposta in anticipo per avere una traccia mentale e per non rischiare di essere troppo prolissi, vaghi, o di rimanere senza parole.

Nella seconda fase il recruiter porrà una serie di domande più specifiche per approfondire la vostra conoscenza e capire come potrete ricoprire la posizione lavorativa e inserirci in quel particolare contesto aziendale.

Le domande più frequenti in questa fase solitamente sono:

Perché lei è il candidato ideale per questa posizione?

Una domanda molto insidiosa ma che, se sfruttata nel modo giusto, rappresenta l’occasione perfetta per mettere in bella mostra davanti al selezionatore i punti di forza del proprio profilo, delineando la propria esperienza, le proprie competenze tecniche e soft skills. Un consiglio è sicuramente quello di portare esempi concreti a supporto delle caratteristiche che si vogliono elencare.

Perché è così interessato a questa posizione?

Questa è una domanda molto gettonata. Per rispondere al meglio, è necessario studiare la realtà aziendale: come si muove online, come comunica, chi sono i manager di riferimento: insomma, presentati preparato. Parlare con cognizione di causa metterà in luce i vantaggi che avrebbe l’azienda ad assumerti.

Perché ha lasciato il vostro ultimo lavoro o perché vuole lasciare il lavoro attuale?

In questo caso, è possibile trasformare un’insidia in un’opportunità, sottolineando i motivi per cui si desidera lavorare per l’azienda e per la posizione per la quale ci si sta candidando. È importante manifestare il desiderio di affrontare nuove sfide stimolanti e crescere professionalmente all’interno di un’azienda più in linea con i nostri valori.

Si descriva con 3 aggettivi

Spesso i recruiter tendono a mettere in difficoltà il candidato facendolo parlare dei suoi difetti. La sincerità è la miglior strategia, essere diretti, consapevoli del fatto che la perfezione non esiste. Prepararsi in anticipo almeno tre aggettivi che rappresentino non necessariamente dei punti di debolezza, ma anche solo degli aspetti in cui si vorrebbe migliorare. Per esempio si è una persona che si distrae facilmente si potrebbe aggiungere di essere curiosi, se sì è un po’ lenti questo difetto può diventare sinonimo di perfezionismo. Se non si ama parlare in pubblico, si può essere propositivi aggiungendo che è una sfida su cui si sta lavorando.

Per ogni difetto si può raccontare allo stesso tempo un aspetto della propria personalità e allo stesso tempo manifestare l’intenzione di migliorare.

Dove si vede da qui a cinque anni?

Questa è la tipica domanda sulla nostra ambizione. Mai peccare di arroganza ma senza svalutarsi. Cinque anni sono tanti, è normale voler crescere come lo è faticare ad avere una visione a medio-lungo termine. La risposta dovrà essere focalizzata sui propri desideri ed ambizioni professionali che, nella risposta ideale, dovranno crescere insieme a quelli dell’azienda. La risposta migliore è la risposta realistica, per esempio: desiderare di avere una carriera ingranata con una posizione di maggior responsabilità nel campo per il quale si ha intenzione di continuare a lavorare.

Che stipendio si aspetta? Quanto vorrebbe guadagnare?

La parte economica rappresenta, spesso, un tabù durante il primo colloquio di lavoro, ma se è il selezionatore a porre questa domanda, è importante arrivare preparati. Innanzitutto essendo ben consapevoli del proprio valore, della propria esperienza e delle proprie qualifiche e poi di quale è lo standard di mercato di quel momento. È, inoltre, importante non mentire sull’ultima retribuzione.

Il colloquio di lavoro è sempre un incontro bidirezionale, per questo motivo nella fase finale del colloquio i nostri esaminatori ci chiederanno se abbiamo a nostra volta domande da porgli: è vietato rispondere negativamente, ma per fare decisamente buona impressione è buona norma prepararsi almeno due o tre domande sul tipo di lavoro, sul numero di step del processo di selezione, sull’ambiente di lavoro ecc.

Ecco di seguito alcuni esempi:

  • Quali sono le principali mansioni relative al ruolo?
  • Quante persone lavoreranno direttamente con me e con quali responsabilità?
  • Qual è lo stile di management del responsabile?
  • Come descrivereste la cultura aziendale?
  • Quale stile di gestione è utilizzato all’interno dell’azienda?
  • Da quanti step è formato il processo di selezione?

L’attesa di un feedback dopo un colloquio è un momento difficile da aspettare, tuttavia ci sono indizi che possono suggerire che l’esito del colloquio è positivo per esempio: il colloquio è durato più del previsto, si è creato un buon feeling con il recruiter e il colloquio è diventato una chiacchierata informale anziché un freddo scambio di domande e risposte. In questo caso è frequente ricevere un feedback nel giro di pochi giorni, ma se questo tarda ad arrivare è opportuno contattare l’azienda dopo due settimane dalla data del colloquio.

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